Maschiatura

MASCHIATURA A MANO

Si usano di solito tre maschi di pari misura che differiscono per la cresta dell’elica e per il diametro dell’imbocco: lo sgrossatore, l’intermedio e il rifinitore, in ordine di passata. Per passi fini si possono usare solo lo sgrossatore e il rifinitore, per passi molto lunghi esistono diverse misure d’intermedi e le passate necessarie possono diventare numerose. Importante è la lubrificazione in fase di maschiatura: a seconda del materiale converrà usare lubrificanti adatti, per esempio olio da taglio per l’acciaio e petrolio per la ghisa; l’ottone si può lavorare a secco oppure con un po’ di olio emulsionabile. In mancanza dello specifico lubrificante e per lavori non impegnativi si può ricorrere a ripieghi casalinghi come l’olio comune per l’acciaio, le soluzioni saponose per la ghisa, l’acqua saponata per l’alluminio.

Si comincia forando il pezzo con una punta di opportuno diametro ricavabile da tabelle a seconda della misura e del tipo della filettatura; per misure medio-piccole si può ricorrere alla tabella stampigliata sul retro dei calibri a corsoio. In mancanza di tabelle e per filettature non troppo pretenziose si può calcolare il diametro del foro moltiplicando per 0,8 quello nominale del filetto da farsi. Se la punta della giusta misura non fosse disponibile converrà usare quella di misura superiore, mai inferiore, purché la differenza sia di pochi decimi di millimetro. Se il materiale da maschiare è di notevole durezza conviene agevolare l’ingresso del maschio praticando sull’imboccatura del foro una lieve svasatura di diametro pari a quello nominale del filetto. A questo punto si serra il pezzo nella morsa e dopo aver accomodato il maschio sgrossatore all’imboccatura si controlla la sua coassialità con l’asse del foro e si procede ruotando lentamente il giramaschi applicando al contempo una forza longitudinale di spinta per favorire l’impanatura. Per tutta l’operazione il maschio deve restare coassiale al foro, eventuali disallineamenti portano a filettature inclinate o anche alla rottura dell’utensile. Di tanto in tanto è comodo ruotare di qualche giro al contrario per agevolare l’evacuazione del truciolo e lo scarico. Conclusa la passata con lo sgrossatore si procede analogamente con l’intermedio e poi con il rifinitore. In mancanza del giramaschi e per lavori poco pretenziosi si può manovrare il maschio con una comune chiave.

A lavoro ultimato si ripulisce il foro con aria compressa accertandosi di eliminare ogni residuo di truciolo.

MASCHIATURA A MACCHINA

Maschiare a macchina è facile e rapido ed è l’unica strada percorribile nella vasta produzione. Si usa un solo maschio per ogni misura di filetto anziché i tre o più necessari a mano, grazie alla maggior forza e migliore stabilità che la maschiatrice offre rispetto alla mano dell’uomo. Si distinguono però maschi a gambo lungo, medio e corto e per fori ciechi o passanti, e l’imbocco comprende più filetti. L’utensile si monta sul mandrino portamaschi che grazie al meccanismo di controllo della coppia assicura di non superare il momento torcente adatto al maschio e al materiale in lavorazione. La velocità di taglio deve regolarsi in rapporto alle dimensioni del filetto e al materiale: a titolo indicativo varia dai 4 ai 6 metri al minuto per gli acciai duri, dai 12 ai 16 per gli acciai dolci, dai 12 ai 14 per le ghise, dai 14 ai 24 per il bronzo e l’ottone. La lubrificazione è molto importante e a seconda del materiale converrà usare lubrificanti diversi oppure l’olio da taglio.

Per i materiali ad alto coefficiente di attrito conviene impiegare maschi a filetto interrotto, i cui dorsi recano alternativamente i denti pari o i denti dispari. Ciò aumenta gli interspazi fra i denti a agevola il passaggio del lubrificante verso i taglienti.

Fonte Wikipedia