Mola

Le mole sono utensili costituiti di una massa di granelli durissimi e taglienti tenuti insieme da un cemento; in molti casi hanno forma di disco. Rotando la mola, i granelli asportano per abrasione dal pezzo, premuto contro essa, particelle finissime. Questi granelli sono cristalli piccolissimi, di grande durezza (~ 9 della scala Mohs) e debbono presentare numerosi piani di sfaldatura, affinché, spezzandosi durante il lavoro, ogni più piccola particella conservi spigoli vivi e taglienti. La mola lavora come una fresa con moltissimi denti. Finché ogni granello ha spigoli taglienti, avviene il distacco del truciolo; non appena si smussa, diminuisce l’azione tagliente, lo sfregamento del granello contro la superficie da lavorare crea un attrito che vince la coesione del cemento e lo distacca, lasciando che altri granelli più indietro, i quali quindi non hanno fino a questo momento ancora lavorato, entrino in funzione.

Per lavorare materiale duro occorre una mola tenera, perché il distacco dell’abrasivo avvenga appena gli spigoli hanno cessato di essere taglientissimi; si ha però un forte consumo della mola. Per metalli dolci si usano mole più dure. Naturalmente a parità di cementi i grani più piccoli sono più difficili a staccarsi e la mola risulta più dura. La velocità periferica della mola, l’avanzamento e la profondità di taglio influiscono sulla durezza da scegliere. L’avanzamento della mola è sempre assai vicino ai 3/4 dello spessore, così che una piccola parte di essa ripassa ancora sulla superficie lavorata. La profondità di taglio dipende dalla qualità del lavoro, cioè se si deve sgrossare o finire, ecc., e varia fra o,02 e 0, 15 mm. per giro della mola, tenendo come norma che è meglio lavorare con passate numerose e leggiere. Si deve quindi variare la velocità periferica della mola: infatti, a parità delle altre condizioni, se questa velocità aumenta, il materiale verrà asportato in trucioli più sottili, poiché nell’unità di tempo ogni cristallo avrà intaccato uguale superficie un numero maggiore di volte e quindi risulterà meno sollecitato. Perciò se la mola si lucida, conviene diminuire la velocità per provocare un maggiore distacco di granelli; se il consumo è eccessivo, lo si diminuisce aumentando la velocità. Poiché in genere le macchine rettificatrici hanno una sola velocità angolare o due al più per la mola, si agisce sulla velocità periferica (fra 25 e 35 m./sec.) aumentandone o diminuendone il diametro. Con diametri maggiori si ha un lavoro meglio finito e minore consumo dell’utensile, perché la pressione è minore, e minore è pure il riscaldamento dei granelli. La velocità angolare della mola è limitata dalla resistenza dell’agglomerato contro gli effetti della forza centrifuga. Altre cause di rottura sono l’incastramento del pezzo tra mola e involucro di supporto, difetti di montaggio della mola, giuoco dell’albero nei cuscinetti, riscaldamento dell’albero, difetti di equilibramento, eccessivo sforzo laterale.

Il rendimento economico della mola dipende dal lavoro utile speso, dallo sforzo tangenziale utile, dalla velocità periferica della mola, dal rapporto fra il peso del metallo asportato e quello dell’abrasivo consumato, dalla profondità di taglio, dall’avanzamento della mola. Si è rilevato che oltre un certo limite lo sforzo tangenziale utile diminuisce, perché il lavoro speso si trasforma in calore; il volume del metallo asportato nell’unità di tempo aumenta con la profondità di taglio, il suo peso, riferito al consumo di abrasivo, lavorando acciaio, è in ragione inversa della penetrazione e dell’avanzamento ed è proporzionale alla velocità; lavorando ghisa, esso è proporzionale alla penetrazione, all’avanzamento e alla velocità periferica.

Secondo la costituzione si distinguono due tipi di mole: quelle naturali e quelle artificiali.

Le mole naturali sono formate da dischi tagliati in arenaria, montati su un asse orizzontale, e servono esclusivamente per affilare utensili. Secche si lasciano intagliare dall’acciaio; bagnate al contrario intaccano l’acciaio; perciò si lavorano secche e si adoperano con la parte inferiore immersa in acqua. Possono avere grandi dimensioni, fino a 2 metri di diametro, spessore circa pari alla metà del diametro, velocità periferica da 12 a 13 m. al secondo. Sono poco omogenee, per cui perdono presto la forma per consumo irregolare e si possono anche spaccare ruotando.

Le mole artificiali sono fatte con abrasivi naturali (smeriglio, corundum, ecc.) o artificiali (carborundum, alundum, ecc.; vedi abrasivo) o mordente impastato con un cemento di composizione varia (ceramico vetrificato, ceramico al silicato semivetrificato, ossicloruro di magnesia, cemento elastico di gomma lacca, di caucciù vulcanizzato, ecc.). Migliore è l’impasto di gomma vulcanizzata perché tenace, resistente alla temperatura, elastico e quindi atto a fabbricare mole sottilissime fino a 2 mm. di spessore. Le mole riguardo alla resistenza che il cemento oppone al distacco dei granelli di abrasivo si dividono in molto dure, dure, medie, tenere e molto tenere. Le prime e le seconde sono usate per sbavare e per lavori comuni; le terze per finire, per rettificare, per tagliare, ecc.; le altre per affilare utensili di acciaio duro e per rettifiche di precisione. Riguardo alla grossezza dei grani dell’abrasivo, la grana molto grossa o grossa serve per sbavare, per molare pezzi greggi, per lavorare getti fusi in conchiglia e per rettifica grossolana di superficie di acciaio, ferro e ghisa; la grana media serve per rettificare parti di macchine e affilare utensili; la grana fine e molto fine per rettifiche di precisione, per affilare utensili e per brunitura. Le mole si adoperano a secco o bagnate con acqua o con olio: il lavoro a secco è più netto, preciso e più usato, quello a umido dà una pulitura più accurata.

Le macchine per molare si dividono in: sbavatrici per il finimento dei getti; arrotatrici per arrotare utensili, sgrossare o molare superficie senza pretesa di precisione, rettificatrici per ultimare al più alto grado di precisione superficie già lavorate, o asportare deformazioni dovute, per es., a trattamenti termici (l’importanza di questa lavorazione consiste nella possibilità che ha la mola di eseguire passate di una profondità di qualche millesimo di millimetro, mentre con gli utensili ordinarî di acciaio difficilmente si raggiunge la precisione di un decimo); affilatrici per dare il tagliente agli utensili e sono di forme assai varie secondo l’utensile da affilare; le pulitrici, levigatrici, lucidatrici, per rendere speculari le superficie lavorate, hanno forme e disposizioni più varie, lavorano con polveri abrasive poste su spazzole, su dischi di metallo, di feltro, di legno coperti di tela o lana e dànno precisioni di 0,005 mm. Oggi si tende a sostituire in molti casi particolari l’utensile metallico con mole con ottimi risultati anche in lavorazioni che parrebbero le meno atte alla mola: così le mole eseguiscono molte operazioni di sgrossatura e sono usate per il taglio dei metalli, in sostituzione delle seghe.

Fonte treccani